Psicologo clinico e Life Coach | Livorno

Problemi e Terapia di Coppia - Livorno

Le difficoltà in una coppia non sono quasi mai determinate da un solo evento, ma derivano da una pluralità di fattori presenti, senza essere affrontati/superati, per un certo tempo.


È dall'insieme di questi fattori, e dalla loro persistenza nell'arco di alcuni mesi, o anni, che si determina ed evidenzia progressivamente una crisi di coppia.

Ma quali sono i problemi più significativi che possono verificarsi in una coppia? Quali i motivi più frequenti di una crisi?

Semplificando il più possibile, proviamo a delineare le principali tipologie di fattori negativi, o comunque ardui da superare:

  1. La presenza di famiglie di origine che interferiscono, o la cui significatività prevale sulla complicità della coppia/famiglia attuale.
  2. Eventi drammatici, imprevisti, o comunque eccessivamente stressanti, e che vengono percepiti come oltre la soglia di sopportabilità.
  3. I tradimenti, ovviamente, ma anche più in generale la delusione di un' aspettativa, di un patto comune più o meno esplicito.
  4. Il forte cambiamento (psicologico, o negli stili di vita, negli interessi, nei comportamenti) di uno solo dei partner, ovvero di entrambi ma in direzioni diverse e magari contrastanti! (es.: "non è più la persona che ho sposato").
  5. E infine la presenza di problemi materiali ed economici, e di problemi sessuali o psicologici, ma soprattutto la difficoltà nel trovare modalità efficaci e costruttive di comunicazione, ascolto e sostegno reciproco.

Data questa focalizzazione delle problematiche ricorrenti in una coppia, è possibile individuare alcune modalità di problem-solving, che i partner stessi possono cercare di attivare in autonomia ma che rappresentano soprattutto efficaci strategie di intervento del terapeuta/counselor.

Lo psicologo, inteso come consulente-facilitatore della comunicazione e catalizzatore del cambiamento, può mirare a creare uno spazio nuovo, un'occasione di ri-partenza, in cui:

  • si orientino i partner alla soluzione piuttosto che al rimprovero sterile e alla rivalsa personale,
  • si faciliti la consapevolezza e la comunicazione delle esigenze reali anziché la vana esibizione delle ripicche,
  • si trovi il modo di "sparigliare", ovvero sbloccare i meccanismi più rigidi e conflittuali attraverso un riequilibrio di ruoli e di poteri,
  • si intraprenda la definizione di obiettivi comuni, o la pianificazione di attività gratificanti di coppia o al contrario l'introduzione  di momenti di autonomia,
  • si favorisca se necessario l'esplicitazione e l'analisi dei conflitti, ma soprattutto si sviluppi la fiducia nelle risorse, facendo sui punti di forza e rinforzando una "vision" positiva (se possibile, non solo individuale) che consenta una progettualità comune e condivisa.

Il consulente cercherà di favorire il più  possibile le capacità di negoziazione, di problem solving e di accordo, magari su nuove e più solide basi, ma potrà in taluni casi aiutare la coppia a valutare realisticamente l'eventuale necessità di avviare un percorso di separazione, che non sia comunque eccessivamente conflittuale e doloroso.

Si può quindi sintetizzare che la funzione essenziale dello psicologo, che interviene come consulente di una coppia in difficoltà, è quella di osservare le dinamiche conflittuali, enuclearne le cause principali, avviare un processo, da un lato, di riduzione della rigidità dei fattori frenanti, dall'altro, di costruzione di condizioni facilitanti.

Se gli stessi partner percepiscono che il circolo vizioso si può interrompere e che ci sono reali potenzialità per affrontare la situazione, possono rafforzare la propria fiducia nel cambiamento, la disponibilità ad aprirsi al consulente, il senso di autoefficacia individuale (e di coppia!).

In un successivo articolo, proveremo ad approfondire ulteriormente alcune possibili linee guida dell' intervento trasformativo.

Tre tecniche per diminuire la conflittualità nella coppia

Quasi sempre la coppia, che  si rivolge allo psicologo per una terapia o una consultazione,  presenta difficoltà legate alla presenza di caratteri diversi, che si evidenziano attraverso comportamenti fortemente egocentrici e polemici.
In altre parole, ciascuno dei due partner tende a vedere la realtà esterna e la situazione della coppia fondandosi esclusivamente e dogmaticamente sul proprio punto di vista. Questi atteggiamenti di rigidità provocano frequenti contrasti e rivendicazioni relative alle scelte, agli errori o alle preferenze del rispettivo partner.

Data questa ricorrente situazione di conflittualità, nel corso dei trattamenti, che ho occasione di svolgere, cerco molto spesso di intervenire con la coppia  facendo leva su tre linee di azione.

La prima modalità di intervento è stata chiamata da uno dei miei pazienti: girare il film dal punto di vista dell'altro, ovvero stimolare ciascun partner a indossare psicologicamente i panni del proprio compagno/a o coniuge e descrivere un episodio controverso o esprimere un significativo  stato d’animo (“raccontare il film”) come lo potrebbe vivere l’altro… se possibile, anche parlando come se fosse proprio l’altra persona.
Il partner e’ invitato ad ascoltare senza interrompere e alla fine  correggere, integrare o completare il “film”, senza aggiungere commenti negativi ma anzi valorizzando  tutti i contenuti o le emozioni in cui si può ritrovare.
Al termine di questo processo interattivo si riesce (spesso, sebbene non sempre) ad ottenere almeno che ciascun componente della coppia si senta un po’ più compreso pur se non necessariamente approvato. Infatti, chi si è espresso nei panni dell’altro ha senz’altro sviluppato una certa empatia verso il partner, e forse sarà più incline a recepire e accettare come legittimo il punto di vista anche se difforme dal proprio.

La seconda linea d’azione è un mix fra il vedere dall’esterno la propria situazione di coppia e cercare il lato ironico pur in presenza di fattori di tensione o sofferenza.
Il terapeuta invita cioè i due partner ad assumere almeno per alcuni momenti un punto di vista distaccato, esterno, si potrebbe dire da lontano o dall'alto… diventare temporaneamente osservatore obiettivo della globalità della situazione (come se non se ne facesse parte) per creare una visione d’insieme, scattare una foto, cogliere somiglianze con situazioni o contesti diversi.
Allargare o allontanare il punto di vista può anche permettere di uscire almeno un po’ dalle emozioni più negative,  dalla sensazione di essere immerso in una situazione drammatica, senza alcuna via di fuga. E magari cogliere (e comunicare al partner nel corso della terapia di coppia o fuori) il lato ironico, paradossale, tragicomico o addirittura ridicolo… se solo non ne fossimo gli attori protagonisti! Ovvero commentare con ironia il circolo vizioso, estremizzarlo in modo caricaturale, rappresentarlo analogicamente con delle associazioni scherzose o vedere il rapporto di coppia con indulgenza verso gli errori, i cattivi caratteri dell’ uno o dell’ altro, il dolore provocato,  che però convivono con i momenti di generosità, di attrazione, di costruzione comune e solidale.

La terza modalità per sviluppare un approccio più  positivo e sereno riguarda i momenti in cui esprimere o meno il dissenso e la critica.
Il suggerimento e il cambiamento che propongo è  il seguente: non  attaccare mai l’altro mentre un'attività da lui proposta  è in corso. Introdurre cioè la regola per la quale c'è il divieto di critica nella fase in cui si sta realizzando un progetto, tanto più se piacevole e ludico.    Per esempio, se i partner  stanno facendo una vacanza  da tempo desiderata ma che sta andando male, e uno dei due rimprovera all’altro di aver sbagliato tutta l'organizzazione del viaggio: la tensione creata da questo commento avvelenera’ pesantemente il clima interpersonale e  il resto della vacanza!
Altra e più costruttiva modalità è invece semmai quella di confrontarsi o anche scontrarsi (sempre meglio se con un po’ di ironia) in fase di preparazione e impostazione   preliminare… fino a prendere una decisione che, a quel punto, diventera’ di coppia anche se magari la proposta è partita da una sola persona. Ovvero, in relazione all’ esempio precedente, la regola è dire STOP durante la vacanza ai commenti negativi o aggressivi per poi eventualmente,  a vacanza finita e a distanza di tempo analizzare obiettivamente l’esperienza e trarre gli opportuni insegnamenti dagli eventuali errori (comunque da intendere come sbagli di coppia, non dell'uno o dell’ altro).
Questa linea di comportamento si può applicare su qualsiasi attività e progetto, dai più piccoli a quelli più significativi… distinguere insomma i momenti in cui scatenare la dialettica e le diversità di opinioni o preferenze da quelli in cui fare fronte comune.

In sintesi, dunque: tre tecniche, tre modalità di comportamento e di relazione da  sperimentare con l'aiuto e la guida dello psicologo, ma che possono poi diventare una ricchezza, una competenza, un prezioso  strumento di prevenzione, di risoluzione dei conflitti nella coppia e di facilitazione della qualità della vita comune.

Dott. Guido Ghirelli
Psicologo clinico e Life coach Livorno


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Dr. Guido Ghirelli Psicologo clinico e Life Coach
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